Sugli autobus di Trento
Vite in viaggio
Nel mese di febbraio troverete 100 cartelli colorati sugli autobus di Trento. Sono emozioni e riflessioni che il Gioco degli Specchi ha selezionato dalle sue letture, lampi che illuminano vite di persone migranti. Raccontano in poche righe storie di migrazione italiana e straniera. Il Gioco degli Specchi usa le parole degli scrittori che ha conosciuto in questi anni per ricordare che gli immigrati sono persone con sentimenti e desideri. Così come lo erano gli emigrati italiani. Con l'augurio di una nuova primavera di convivenza. Info: www.ilgiocodeglispecchi.org
Rotte clandestine
Parte oggi il fumetto “Rotte clandestine”, che sarà pubblicato a puntate sul sito www.immigrationflows.net e vi terrà compagnia per diversi mesi. Le vicende narrate ruotano intorno alla storia di Paemër, trafficante di immigrati. Scopo dell’iniziativa è di informare e sensibilizzare sul tema dell’immigrazione clandestina in una maniera diversa, che sia gradevole oltre che esauriente e coinvolga direttamente i lettori facendoli entrare in empatia coi personaggi presentati. L’esigenza primaria che ci ha spinto ad intraprenderla è la volontà di fare chiarezza su un tema di cui tantissimi parlano ma di cui pochi sanno; la stessa, in fondo, che ha portato alla nascita di “Immigration Flows”. La storia parte dalla rivolta di Valona del 1999, evento paradigmatico per comprendere la complessità del fenomeno di cui ci occupiamo, sicuramente maggiore rispetto alle banalizzazioni e semplificazioni offerte dai media generalisti. Ma è solo il primo passo di un’avventura che speriamo possa appassionarvi e darvi qualche coordinata in più per orientarvi tra le intricate rotte dell’immigrazione. Altre informazioni sul sito attento ai panorami dell'emigrazione contemporanea www.immigrationflows.net
Karin Girotto
Autonome Provinz Bozen - Südtirol · Provincia Autonoma di Bolzano - Alto Adige
Abteilung Arbeit · Ripartizione Lavoro
Koordinierungsstelle für Einwanderung · Servizio coordinamento immigrazione
via Kanonikus Michael Gamper Str. 1
39100 Bz
Tel. 0039 (0) 0471 418590
karin.girotto@provinz.bz.it
lunedì 8 febbraio 2010
mercoledì 27 gennaio 2010
vogliamo informarvi della grave situazione che stanno vivendo in Italia i lavoratori immigrati
CGIL - CONFEDERAZIONE
GENERALE
ITALIANA
DEL LAVORO
Il SegretarioGenerale
Cod. XII/1326/183
Prot.110/2010
Roma, 18 gennaio 2010
CSI
CES
CSI-Africa
Sindacati Paesi Africani
Loro sedi
Cari amici e compagni,
vogliamo informarvi della grave situazione che stanno vivendo in Italia i lavoratori immigrati a
causa della politica del Governo Berlusconi che nega i loro diritti fondamentali, sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla stessa Costituzione italiana. Inoltre alcune forze politiche della destra stanno conducendo una campagna xenofoba nei confronti degli immigrati con l’intento di sollevare l’opinione pubblica contro di loro.
Si sta determinando in Italia una situazione insostenibile che crea condizioni di tensione sociale
molto gravi e provoca fatti allarmanti ed inaccettabili come quelli avvenuti nelle scorse settimane a Rosarno in Calabria e che hanno visto fenomeni di sciovinismo e di violenza contro gli immigrati impegnati nella raccolta di prodotti agricoli. La risposta del Governo è stata il trasferimento forzato di lavoratori immigrati in altre zone d’Italia e la rinuncia da parte dello Stato a difendere la legalità ed i diritti di tutti. Contro questi
fatti la Cgil si è immediatamente schierata a tutela dei lavoratori immigrati impegnati a Rosarno, contro la violenza organizzata dalle famiglie mafiose della zona, che dopo averli a lungo sfruttati selvaggiamente, ha creato le condizioni per respingerli quando il loro lavoro non è stato più necessario.
GENERALE
ITALIANA
DEL LAVORO
Il SegretarioGenerale
Cod. XII/1326/183
Prot.110/2010
Roma, 18 gennaio 2010
CSI
CES
CSI-Africa
Sindacati Paesi Africani
Loro sedi
Cari amici e compagni,
vogliamo informarvi della grave situazione che stanno vivendo in Italia i lavoratori immigrati a
causa della politica del Governo Berlusconi che nega i loro diritti fondamentali, sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla stessa Costituzione italiana. Inoltre alcune forze politiche della destra stanno conducendo una campagna xenofoba nei confronti degli immigrati con l’intento di sollevare l’opinione pubblica contro di loro.
Si sta determinando in Italia una situazione insostenibile che crea condizioni di tensione sociale
molto gravi e provoca fatti allarmanti ed inaccettabili come quelli avvenuti nelle scorse settimane a Rosarno in Calabria e che hanno visto fenomeni di sciovinismo e di violenza contro gli immigrati impegnati nella raccolta di prodotti agricoli. La risposta del Governo è stata il trasferimento forzato di lavoratori immigrati in altre zone d’Italia e la rinuncia da parte dello Stato a difendere la legalità ed i diritti di tutti. Contro questi
fatti la Cgil si è immediatamente schierata a tutela dei lavoratori immigrati impegnati a Rosarno, contro la violenza organizzata dalle famiglie mafiose della zona, che dopo averli a lungo sfruttati selvaggiamente, ha creato le condizioni per respingerli quando il loro lavoro non è stato più necessario.
Violenze xenofobe si sono già verificate anche in altre zone d’Italia nel recente passato nei confronti di altre comunità di immigrati.
La Cgil e i suoi attivisti hanno ripetutamente denunciato queste condizioni inaccettabili, subendo
spesso anche intimidazioni e pressioni inaccettabili da parte di imprenditori senza scrupoli e da parte della criminalità organizzata che gestisce il caporalato.
Le violazioni dei diritti degli immigrati assumono in Italia molteplici aspetti che vanno dai ritardi
ingiustificabili nella concessione del permesso di soggiorno o del suo rinnovo , per tutti quelli che sono entrati legalmente ed hanno un regolare contratto di lavoro fino alla detenzione temporanea in centri di internamento per coloro che non risultano in regola, in attesa di accertamenti che, nella maggioranza dei casi si concludono con la loro espulsione. L’introduzione del reato di clandestinità nella legislazione italiana ha ulteriormente aggravato la situazione.
Inoltre il Governo italiano ha messo in pratica una politica di respingimento di quanti tentano di
entrare via mare in Italia,senza nessuna valutazione delle diverse situazioni, compreso l’accertamento dell’eventuale condizione di richiedenti l’asilo politico e/o umanitario. Gli immigrati respinti vengono scortati nei presunti paesi di partenza, fra i quali la Libia, senza nessuna garanzia che in quei paesi vengano rispettati i loro diritti umani.
La Cgil e i suoi attivisti hanno ripetutamente denunciato queste condizioni inaccettabili, subendo
spesso anche intimidazioni e pressioni inaccettabili da parte di imprenditori senza scrupoli e da parte della criminalità organizzata che gestisce il caporalato.
Le violazioni dei diritti degli immigrati assumono in Italia molteplici aspetti che vanno dai ritardi
ingiustificabili nella concessione del permesso di soggiorno o del suo rinnovo , per tutti quelli che sono entrati legalmente ed hanno un regolare contratto di lavoro fino alla detenzione temporanea in centri di internamento per coloro che non risultano in regola, in attesa di accertamenti che, nella maggioranza dei casi si concludono con la loro espulsione. L’introduzione del reato di clandestinità nella legislazione italiana ha ulteriormente aggravato la situazione.
Inoltre il Governo italiano ha messo in pratica una politica di respingimento di quanti tentano di
entrare via mare in Italia,senza nessuna valutazione delle diverse situazioni, compreso l’accertamento dell’eventuale condizione di richiedenti l’asilo politico e/o umanitario. Gli immigrati respinti vengono scortati nei presunti paesi di partenza, fra i quali la Libia, senza nessuna garanzia che in quei paesi vengano rispettati i loro diritti umani.
Questa politica cieca e crudele, che spinge ai margini della società e nell’illegalità un gran numero di immigrati, provoca di fatto una condizione che mette nelle mani della malavita organizzata e di imprenditori senza scrupoli manodopera senza diritti e tutele, da utilizzare in condizioni disumane e con retribuzioni da fame. In particolare nell’edilizia e nell’agricoltura il fenomeno assume le caratteristiche di una vera e propria emergenza umanitaria e danneggia gravemente anche le aziende che praticano una politica retributiva e di assunzioni rispettosa della legge e delle regole sindacali. L’effetto di questa politica si traduce anche nella sostanziale violazione dei diritti generali dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione per i lavoratori non in regola e per i loro figli.
La volontà del Governo di mostrarsi cattivo contro l’immigrazione provoca una totale indifferenza nei confronti di una politica di accoglienza , concreta ed organizzata , e costringe gli immigrati regolari e non i regola a vivere in condizioni disumane, soprattutto dal punto di vista delle condizioni abitative.
La Cgil, memore anche del trattamento dell’emigrazione italiana all’estero nei decenni passati,
contrasta con forza la politica del Governo italiano ed ha provveduto , assieme a Cisl ed Uil, a denunciarla nella Commissione per l’applicazione delle regole dell’Oil, in occasione dell’Assemblea annuale del Giugno 2009. Inoltre la Cgil è fortemente impegnata ad organizzare sindacalmente i lavoratori immigrati per garantire una parità di trattamento economico e di diritti con i lavoratori italiani e nello stesso tempo favorire una giusta soluzione ai loro specifici problemi. Molti sono i lavoratori immigrati iscritti alla nostra organizzazione e numerosi di loro hanno incarichi di direzione ai diversi livelli provinciale,regionale e nazionale. Inoltre la Cgil si adopera per favorire l’integrazione dei migranti nella società d’accoglienza, con pienezza di diritti e doveri,ivi compreso il diritto di voto nelle elezioni amministrative. Naturalmente una effettiva integrazione deve riconoscere ed accettare come una ricchezza per tutti le differenze culturali, religiose e di tradizioni come un contributo alla nascita di una società pluralista e multiculturale, necessaria in una realtà nella quale gli immigrati regolari sono oltre quattro milioni ed oltre un milione sono quelli in attesa di regolarizzazione.
In questa battaglia di civiltà è impegnata, assieme al sindacato, anche gran parte della società civile, le organizzazioni ecclesiastiche ed il mondo della cultura.
In un momento così difficile Vi chiediamo di affrancarci in questa battaglia, sostenendo assieme a noi presso il Governo Italiano, l’Unione Europea e le Istituzioni Internazionali la richiesta del rispetto dei diritti umani, di cittadinanza e sindacali per tutti i lavoratori migranti.
Guglielmo Epifani
Corso d’Italia, 25 - 00198 Roma Affiliata alla Confederazione
Telefono06/84761- Fax06/8845683 Europea dei Sindacati (CES -ETUC)
E-mail: info@cgil.it e alla Confederazione Sindacale Internazionale
Web: www.cgil.it (CSI -ITUC)
La volontà del Governo di mostrarsi cattivo contro l’immigrazione provoca una totale indifferenza nei confronti di una politica di accoglienza , concreta ed organizzata , e costringe gli immigrati regolari e non i regola a vivere in condizioni disumane, soprattutto dal punto di vista delle condizioni abitative.
La Cgil, memore anche del trattamento dell’emigrazione italiana all’estero nei decenni passati,
contrasta con forza la politica del Governo italiano ed ha provveduto , assieme a Cisl ed Uil, a denunciarla nella Commissione per l’applicazione delle regole dell’Oil, in occasione dell’Assemblea annuale del Giugno 2009. Inoltre la Cgil è fortemente impegnata ad organizzare sindacalmente i lavoratori immigrati per garantire una parità di trattamento economico e di diritti con i lavoratori italiani e nello stesso tempo favorire una giusta soluzione ai loro specifici problemi. Molti sono i lavoratori immigrati iscritti alla nostra organizzazione e numerosi di loro hanno incarichi di direzione ai diversi livelli provinciale,regionale e nazionale. Inoltre la Cgil si adopera per favorire l’integrazione dei migranti nella società d’accoglienza, con pienezza di diritti e doveri,ivi compreso il diritto di voto nelle elezioni amministrative. Naturalmente una effettiva integrazione deve riconoscere ed accettare come una ricchezza per tutti le differenze culturali, religiose e di tradizioni come un contributo alla nascita di una società pluralista e multiculturale, necessaria in una realtà nella quale gli immigrati regolari sono oltre quattro milioni ed oltre un milione sono quelli in attesa di regolarizzazione.
In questa battaglia di civiltà è impegnata, assieme al sindacato, anche gran parte della società civile, le organizzazioni ecclesiastiche ed il mondo della cultura.
In un momento così difficile Vi chiediamo di affrancarci in questa battaglia, sostenendo assieme a noi presso il Governo Italiano, l’Unione Europea e le Istituzioni Internazionali la richiesta del rispetto dei diritti umani, di cittadinanza e sindacali per tutti i lavoratori migranti.
Guglielmo Epifani
Corso d’Italia, 25 - 00198 Roma Affiliata alla Confederazione
Telefono06/84761- Fax06/8845683 Europea dei Sindacati (CES -ETUC)
E-mail: info@cgil.it e alla Confederazione Sindacale Internazionale
Web: www.cgil.it (CSI -ITUC)
martedì 26 gennaio 2010
La Consulta incontra il Questore e l'Ufficio stranieri
La Consulta incontra il Questore e l'Ufficio stranieri
Scopo: proseguire nella profiqua collaborazione
Venerdì scorso, il presidente della consulta Immigrati Artan Mullaymeri ha incontrato il Questore di Bolzano Dario Rotondi e il dirigente Robustelli dell'Ufficio stranieri. La Consulta si ripropone come intelocutore istituzionale per tutte le questioni che riguardano gli immigarti a Bolzano. Incontri di questo tipo avverranno con regolarità nel corso dell'anno, proprio per definire insieme comuni linee di azione.
Cordiali saluti
Presidente Consulta Immigrati
Artan Mullaymeri
V/Presidente Consulta Immigrati
Begum Rukshana
tel. + 39 - 0471 997595
consulta.immigrati@comune.bolzano.it
fax + 39 - 0471 997603
Scopo: proseguire nella profiqua collaborazione
Venerdì scorso, il presidente della consulta Immigrati Artan Mullaymeri ha incontrato il Questore di Bolzano Dario Rotondi e il dirigente Robustelli dell'Ufficio stranieri. La Consulta si ripropone come intelocutore istituzionale per tutte le questioni che riguardano gli immigarti a Bolzano. Incontri di questo tipo avverranno con regolarità nel corso dell'anno, proprio per definire insieme comuni linee di azione.
Cordiali saluti
Presidente Consulta Immigrati
Artan Mullaymeri
V/Presidente Consulta Immigrati
Begum Rukshana
tel. + 39 - 0471 997595
consulta.immigrati@comune.bolzano.it
fax + 39 - 0471 997603
lunedì 25 gennaio 2010
Verbale del riunione 21.01.10 per la costituzione del Comitato provinciale per la organizzare la manifestazione del Primo Marzo 2010 - "24h sans nous"

Rete dei diritti dei senza voce
VERBALE DEL 21.01.20010
>
> Franco illustra ai presenti quali sono le direttive generali del comitato di
> Roma per la giornata del I marzo:
> 1)l'uso del colore giallo
> 2)la creazione di un gruppo su facebook
> 3)la creazione di una e-mail
> 4)una carta di adesione che ne contenga i principi di base.
> Una delegazione da Roma verrà a Bolzano nei prossimi giorni.
> Si è discusso inoltre del fatto che la situazione degli immigrati in Italia è
> molto diversa da quella francese e che uno sciopero solo di lavoratori
> immigrati comporterebbe una serie di difficoltà. Si intende pertanto fare una
> dimostrazione contro ogni forma di razzismo e discriminazione aperta a tutti.
> Si è cercato inoltre di trovare forme alternative allo sciopero capaci di dare
> la dimensione del lavoro degli stranieri, come ad es.: chiedere alle badanti di
> fare la passeggiata nel luogo della manifestazione anche per pochi minuti,
> appendere fiocchetti gialli alle porte degli edifici in cui lavorano degli
> immigrati. Elisa propone anche uno sciopero degli acquisti ed in alternativa di
> rivolgersi ai negozi equo solidali/etnici.
> Per la scelta del luogo ed i permessi si è deciso di incaricare Guido
> Margheri. In ordine di preferenza:sono stati individuati: Piazza Walter/del
> Grano, oppure Il Talvera o Via Roma.
> Adesioni: la CGIL ribadisce l'impossibiltà di indire uno sciopero, in quanto
> non vi sarebbero i presupposti giuridici, ma è disponibile a partecipare come
> ad una giornata di festa e di sensibilizzazione sul tema. Artan ritiene
> possibile un'adesione del sindacato UIL.
> Si discute sull'importanza di coinvolgere gli studenti soprattutto quelli
> immigrati attraverso i referenti di scuola, ma puntando soprattutto sulle
> famiglie. Si cercherà di coinvolgere anche gli insegnati ma ed in particolare i
> mediatori culturali. Ferretti dichiara l'adesione e l'impegno dell'Istituto
> pedagogico.
> Mamadou, Renner e Karin costituiscono un gruppo per sensibilizzare i ragazzi
> delle scuole.
> Olfa della Comunità Arabo islamica si incarica di coinvolgere immigrati
> del personale socio-sanitario e i membri (le donne?) della comunità musulmana.
> Aderisce anche la consulta di bolzano che viene incaricata di coinvolgere le
> associazioni e il maggior numero di immigrati.
> Anche Don Gretter si dice d'accordo con l'iniziativa. Saltarelli considera la
> manifestazione del I marzo come la prima di una serie di azioni da svolgersi
> per tutto il mese fino alla giornata del 21 marzo...(?). Viene formato un
> gruppo con il compito di raccogliere alcune storie di discriminazioni (es.
> Géneviève, pakistano sul treno, legge sui contributi ipes ecc.) da presentare
> assieme alle associazioni dell'UNAR (gruppo di lavoro:Saltarelli, Mamadou,).
> Si forma inoltre il gruppo: Andrea, Fernando, Pedro, Amir, con l'incarico di
> preparare i volantini e curare il rapporto con i media (conferenza, comunicato
> stampa: Qui bolzano, Qui – Merano, Boomerang)
> Gruppo spettacoli e cultura e cartelloni: Isabel, Franco, Elisabeth,
> Elisa,...
> Teodora è incaricata di tenere i contatti con Roma.
> Amir suggerisce una cena etnica di autofinanziamento.
>
> Per quanto riguarda il coordinamento si raccolgono le adesioni dei presenti ma
> con il proposito di creare un gruppo più piccolo nei prossimi giorni (Olfa
> Sassi, Isabel Mendoza, Andreas Melchiori, Karin Girotto, Mamadou Gaye, Rainer
> Girardi, Salvatore Saltarelli, Pedro Rincon, Fadel Auring, Valeria Vanni, Laura
> Villalba, Don Mario Gretter, Teodora Lara, Fabio Visentin, Doriana Pavanello,
> Bassamba Diammbi, Marco Ferretti, Sabine Giunta, Elisabeth Sichel)
interessante iniziativa del comitato di Bologna
Segnalo a tutti questa interessante iniziativa del comitato di Bologna, che vuole estendersi a tutta l'Emilia Romagna.
Nella comunicazione precedente ho dimenticato di dirvi che c'è stata l'adesione ufficiale del Pd (attraverso Livia Turco) e del senatore Marino. Prc ha aderito nei giorni scorsi, specificando di non volere in alcun modo "mettere il cappello sopra" ma di desiderare un rapporto paritario. Come si è detto mille volte - ma giova ripeterlo - i partiti possono aderire ma non impossessarsi del movimento Primo marzo 2010, che rimane espressione della società civile.
stefania
L'Emilia Romagna si propone di continuare un percorso di valorizzazione delle culture "TRA DI NOI" attraverso il progetto " a different eye". Riscoprire lo "straniero" che non è più estraneo, ma familiare, pur conservando le forme e le caratteristiche della propria cultura, capire il suo punto di vista sulle città, scoprire alcuni lati delle sue tradizioni, porta ad abbattere le barriere di paura e intolleranza. Un percorso nelle città e per le città che vuole rendere evidenti i segnali di integrazione che sono presenti in Emilia Romagna. Lo sviluppo dell'integrazione e l'attuale situazione sociale, ci impongono di raccontare storie nuove. Le storie di chi nel nostro paese è giunto, anche sì con un carico di difficoltà e dolori, ma si è integrato, ha trovato un lavoro, ha costruito o ricostruito il suo nucleo familiare, e vive, pur essendo legato alle proprie culture e tradizioni del paese di origine, "tra di noi", rispettando e condividendo i modi di vita e gli ideali della nostra nazione. Sono molte queste persone, che da sempre offrono lavoro e quindi possibilità di sostentamento, e legalità, quindi possibilità di uscire dalla clandestinità. Questo lavoro vuol essere un contributo alla conoscenza delle realtà positive dell'immigrazione in Italia, nonché stimolare alla conoscenza reciproca tra le diverse culture, e alla creazione di una società in cui si conoscano e si rispettino le stesse.
A different eye ci propone una vista differente della situazione dello straniero, quindi chiediamo a tutti i partecipanti alla manifestazione, e ai migranti in generale, di inviarci una foto di loro al lavoro. Vorremmo costruire un muro di foto; un muro che non separa ma che unisce attraverso l'immagine del lavoro, patrimonio di tutta l'umanità
L'Emilia Romagna intende vivere così la giornata del primo marzo, attraverso le fotografie realizzate dai migranti.
Gli iscritti al gruppo del 1 marzo Bologna continuano a crescere.Stiamo lavorando ad allargare il comitato coinvolgendo cittadini italiani e migranti, chi voglia partecipare attivamente ai lavori del comitato può scriverlo alla mail ufficiale del comitato bolognese:
Per Bologna indirizzo email: primomarzo2010bologna@gmail.com
--
Nella comunicazione precedente ho dimenticato di dirvi che c'è stata l'adesione ufficiale del Pd (attraverso Livia Turco) e del senatore Marino. Prc ha aderito nei giorni scorsi, specificando di non volere in alcun modo "mettere il cappello sopra" ma di desiderare un rapporto paritario. Come si è detto mille volte - ma giova ripeterlo - i partiti possono aderire ma non impossessarsi del movimento Primo marzo 2010, che rimane espressione della società civile.
stefania
L'Emilia Romagna si propone di continuare un percorso di valorizzazione delle culture "TRA DI NOI" attraverso il progetto " a different eye". Riscoprire lo "straniero" che non è più estraneo, ma familiare, pur conservando le forme e le caratteristiche della propria cultura, capire il suo punto di vista sulle città, scoprire alcuni lati delle sue tradizioni, porta ad abbattere le barriere di paura e intolleranza. Un percorso nelle città e per le città che vuole rendere evidenti i segnali di integrazione che sono presenti in Emilia Romagna. Lo sviluppo dell'integrazione e l'attuale situazione sociale, ci impongono di raccontare storie nuove. Le storie di chi nel nostro paese è giunto, anche sì con un carico di difficoltà e dolori, ma si è integrato, ha trovato un lavoro, ha costruito o ricostruito il suo nucleo familiare, e vive, pur essendo legato alle proprie culture e tradizioni del paese di origine, "tra di noi", rispettando e condividendo i modi di vita e gli ideali della nostra nazione. Sono molte queste persone, che da sempre offrono lavoro e quindi possibilità di sostentamento, e legalità, quindi possibilità di uscire dalla clandestinità. Questo lavoro vuol essere un contributo alla conoscenza delle realtà positive dell'immigrazione in Italia, nonché stimolare alla conoscenza reciproca tra le diverse culture, e alla creazione di una società in cui si conoscano e si rispettino le stesse.
A different eye ci propone una vista differente della situazione dello straniero, quindi chiediamo a tutti i partecipanti alla manifestazione, e ai migranti in generale, di inviarci una foto di loro al lavoro. Vorremmo costruire un muro di foto; un muro che non separa ma che unisce attraverso l'immagine del lavoro, patrimonio di tutta l'umanità
L'Emilia Romagna intende vivere così la giornata del primo marzo, attraverso le fotografie realizzate dai migranti.
Gli iscritti al gruppo del 1 marzo Bologna continuano a crescere.Stiamo lavorando ad allargare il comitato coinvolgendo cittadini italiani e migranti, chi voglia partecipare attivamente ai lavori del comitato può scriverlo alla mail ufficiale del comitato bolognese:
Per Bologna indirizzo email: primomarzo2010bologna@gmail.com
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Un chiarimento sulle parole
Un chiarimento sulle parole. Lo abbiamo detto in più occasioni ma giova ripeterlo. La parola “sciopero” non vuol dire solo astensione dal lavoro, ma può riferirsi ad altre forme di astensione. Ed è proprio per questa ricchezza di sfumature e per la sua capacità di coprire molte possibilità che abbiamo scelto di utilizzarla. Lo sciopero in tutte le sue declinazioni non è comunque per noi un obiettivo ma solo uno strumento. L’obiettivo è mandare un segnale politico e culturale forte sulla necessità di reimpostare su nuove basi il discorso sull’immigrazione e sulle trasformazioni sociali in Italia e in Europa. Lo sciopero (dal lavoro, dei consumi, della lingua etc.) è uno degli strumenti possibili.
Altro chiarimento linguistico: abbiamo scelto di usare la parola stranieri perché rimanda al concetto di estraneità e può riunire al suo interno tutti quelli che si sentono estranei al clima di razzismo che ammorba l’Italia.
Su un punto è necessario fare chiarezza: Primo marzo 2010 non ha mai proposto uno sciopero etnico né intende farlo. Sarebbe, d’altra parte in palese contraddizione con uno dei punti cardine del nostro movimento. Lo abbiamo scritto nel manifesto programmatico e ribadito in tutte le occasioni possibili: la contrapposizione tra “noi” e “loro”, italiani e stranieri, è strumentale e astorica, ed è superata nei fatti dal carattere meticcio che ha assunto ormai anche la società italiana. A portare avanti Primo marzo 2010 non sono italiani illuminati e buoni o stranieri determinati a difendersi, ma persone che, a prescindere dal passaporto che tengono in tasca o dal colore della pelle, vivono insieme e si sentono parte dell’Italia di oggi. Non avrebbe senso né forse sarebbe possibile scomporre etnicamente questo nuovo soggetto sociale e politico.
“Che cosa accadrebbe se 4 milioni di immigrati che vivono e lavorano in Italia incrociassero le braccia per un giorno?” non è un’indicazione programmatica ma un interrogativo provocatorio, volto a indurre una riflessione collettiva.
A oggi la realtà è che: la CGIL ha dichiarato ufficialmente di appoggiare il movimento ma non indice lo sciopero generale il primo marzo; la Cisl ci appoggia come Cisl Lombardia ma per il resto non si è ancora sbottonata. Dall’Uil nessuna notizia, L’Ugl ha manifestato interesse ma è contraria allo sciopero etnico (che come abbiamo visto non è in programma). I Cobas hanno dichiarato anche loro contrarietà sullo sciopero etnico. La Fiom ci ha dato il suo appoggio pieno.
Che cosa accadrà il primo marzo o, meglio: cosa potrebbe accadere. Il condizionale è d’obbligo perché la definizione del programma non viene imposta dall’alto ma va concordata con i comitati. L’idea di massima è che il primo marzo sia dappertutto una giornata di non acquisto e di non consumo. In particolare quel giorno bisognerebbe evitare di telefonare e mandare denaro all’estero e potrebbe essere utile disertare fast food e supermercati.
Laddove sia possibile (cioè nelle realtà più industrializzate) potrebbero esserci astensioni dal lavoro indette dalle singole RSU. Tutti i sindacati però potrebbero organizzare delle assemblee nei luoghi di lavoro.
A una certa ora del giorno (per esempio in pausa pranzo) ci si potrebbe incontrare in luoghi simbolo della città, indossando tutti il fiocchetto giallo (simbolo della giornata) e lanciando in cielo tutti insieme una marea di palloncini gialli (abbiamo trovato quelli ecologici). Questa è certo un’iniziativa più di forma che di sostanza ma avrebbe un forte impatto visivo e mediatico.
La sera, nelle diverse città, ci potrebbe essere un momento aggregativo e sociale: festa, concerto o altro. Chi va al lavoro potrebbe comunque indossare un segno distintivo, volto al richiamare l’attenzione sul fatto che sì, si sta lavorando, ma si sarebbe potuti benissimo essere altrove.
Alcuni lavoratori autonomi hanno detto che quel giorno loro non lavoreranno ma andranno a esercitare la propria professionalità gratuitamente in luoghi specifici. Per esempio, un senegalese che fa il cuoco a domicilio, ci ha detto di avere già preso accordi col carcere della sua città e il Primo marzo andrà a cucinare gratuitamente per i detenuti.
Poi ci sono altre piccole cose che potrebbero avere un grosso impatto. Abbiamo avuto, per esempio, la disponibilità di alcune case editrici (specializzate nella pubblicazione di autori stranieri che scrivono in italiano) che distribuirebbero gratuitamente parte dei loro libri in alcune città.
La domenica precedente Legambiente organizzerebbe in alcune città italiane un’edizione speciale di Puliamo il mondo, che riunirebbe italiani e stranieri.
C’è stato anche chi ha pensato di organizzare un piccolo corteo di badanti con la loro signora o il loro signore da accudire al seguito.
Nelle realtà più critiche (penso a certe città del sud, dove il livello di integrazione è ancora molto basso e parlare di meticciato può sembrare quasi una beffa), anche visite guidate per scolari e curiosi nei quartieri etnici, alla scoperta dei negozi, o una semplice festa di piazza, potrebbero essere un gran risultato.
Le priorità dei comitati adesso:
1) fare una corretta informazione e cercare di chiarire i punti critici di cui sopra (sciopero/sciopero etnico), allargare la rete di adesioni coinvolgendo più soggetti possibili (migranti, mondo associativo, cattolici, anche partiti: a condizione però che nessuno pretenda di impossessarsi della manifestazione.) Nei limiti delle nostre possibilità, noi del coordinamento nazionale cercheremo di essere presenti.
2) fare promozione e autofinanziamento. Il gruppo di Genova ha prodotto delle bellissime immagini che vi allego e che possono essere utilizzate per fare cartoline da vendere (l’unica condizione è citare gli autori: cioè Luca Romeo a partire dal logo fatto per noi da Giuseppe Cassibba). Sempre Genova sta elaborando un’immagine adatta a eventuali magliette. La cosa migliore sarebbe comunque unire le forze in modo di abbattere i costi. Se tre o quattro comitati sono interessati alle magliette, per esempio, è più pratico fare un ordine solo e poi dividersi la spesa.
3) Fare iniziative culturali: vi allego la scheda di uno spettacolo teatrale elaborato da due persone che fanno parte del nascente comitato di Imola e che potrebbe essere portato in scena nelle varie città a costo ultra contenuto.
4) Avviare una riflessione (come sta facendo il gruppo di Roma) sulle priorità che andrebbero inserite nella piattaforma politica che il nostro movimento deve preparare per il dopo Primo marzo. Mi spiego meglio: noi adesso dobbiamo soprattutto far vedere e capire che siamo tanti e determinati. Una volta che la nostra forza sia stata evidenziata possiamo cominciare ad avanzare richieste specifiche, mirate e concrete per correggere le storture del nostro sistema legislativo. Non dobbiamo puntare a interventi massimalisti ma a richieste precise ed ineludibili. Faccio degli esempi che però non sono in alcun modo vincolanti: pretendere che siano rispettati i tempi previsti dalla legge per la consegna dei permessi di soggiorno o estendere l’articolo 18 (che tutela le vittime della tratta che denunciano i propri sfruttatori) anche a chi è costretto a lavorare in nero:
5) Organizzare, come sta cercando di fare Palermo, delle giornate “con gli immigrati” che precedano la “giornata senza di noi”.
Situazione internazionale. Noi siamo gemellati dall’inizio con la Francia. Adesso siamo in contatto anche con Spagna e Grecia e sembra che qualcosa si stia muovendo anche in Germania e Belgio. Se qualcuno avesse altre notizie in questo senso è pregato di farsi avanti.
Gestione dei comitati: dal momento che l’Italia è grande e i comuni sono tantissimi, stiamo pensando di individuare per ciascuna regione dei referenti d’area, che supervisionino il funzionamento dei singoli comitati. nelle città più grandi (vedi Roma e Milano) può essere opportuno creare delle sezioni distaccate (che rispondono però sempre al comitato cittadino).
Contatti con gli altri comitati: sulla mappa inserita nel nostro blog trovate gli indirizzi email e i gruppi FaceBook dei comitati ufficialmente costituiti. Fateci presente se incontraste degli intoppi nella comunicazione.
In arrivo: sto preparando un elenco completo dei gruppi, con numeri di telefono di riferimento e gruppi in fieri e anche una carta (ispirata a quella francese) che contiene i principi generali a cui attenersi nella conduzione di un gruppo.
Per il momento è tutto. A risentirci presto
Stefania
Altro chiarimento linguistico: abbiamo scelto di usare la parola stranieri perché rimanda al concetto di estraneità e può riunire al suo interno tutti quelli che si sentono estranei al clima di razzismo che ammorba l’Italia.
Su un punto è necessario fare chiarezza: Primo marzo 2010 non ha mai proposto uno sciopero etnico né intende farlo. Sarebbe, d’altra parte in palese contraddizione con uno dei punti cardine del nostro movimento. Lo abbiamo scritto nel manifesto programmatico e ribadito in tutte le occasioni possibili: la contrapposizione tra “noi” e “loro”, italiani e stranieri, è strumentale e astorica, ed è superata nei fatti dal carattere meticcio che ha assunto ormai anche la società italiana. A portare avanti Primo marzo 2010 non sono italiani illuminati e buoni o stranieri determinati a difendersi, ma persone che, a prescindere dal passaporto che tengono in tasca o dal colore della pelle, vivono insieme e si sentono parte dell’Italia di oggi. Non avrebbe senso né forse sarebbe possibile scomporre etnicamente questo nuovo soggetto sociale e politico.
“Che cosa accadrebbe se 4 milioni di immigrati che vivono e lavorano in Italia incrociassero le braccia per un giorno?” non è un’indicazione programmatica ma un interrogativo provocatorio, volto a indurre una riflessione collettiva.
A oggi la realtà è che: la CGIL ha dichiarato ufficialmente di appoggiare il movimento ma non indice lo sciopero generale il primo marzo; la Cisl ci appoggia come Cisl Lombardia ma per il resto non si è ancora sbottonata. Dall’Uil nessuna notizia, L’Ugl ha manifestato interesse ma è contraria allo sciopero etnico (che come abbiamo visto non è in programma). I Cobas hanno dichiarato anche loro contrarietà sullo sciopero etnico. La Fiom ci ha dato il suo appoggio pieno.
Che cosa accadrà il primo marzo o, meglio: cosa potrebbe accadere. Il condizionale è d’obbligo perché la definizione del programma non viene imposta dall’alto ma va concordata con i comitati. L’idea di massima è che il primo marzo sia dappertutto una giornata di non acquisto e di non consumo. In particolare quel giorno bisognerebbe evitare di telefonare e mandare denaro all’estero e potrebbe essere utile disertare fast food e supermercati.
Laddove sia possibile (cioè nelle realtà più industrializzate) potrebbero esserci astensioni dal lavoro indette dalle singole RSU. Tutti i sindacati però potrebbero organizzare delle assemblee nei luoghi di lavoro.
A una certa ora del giorno (per esempio in pausa pranzo) ci si potrebbe incontrare in luoghi simbolo della città, indossando tutti il fiocchetto giallo (simbolo della giornata) e lanciando in cielo tutti insieme una marea di palloncini gialli (abbiamo trovato quelli ecologici). Questa è certo un’iniziativa più di forma che di sostanza ma avrebbe un forte impatto visivo e mediatico.
La sera, nelle diverse città, ci potrebbe essere un momento aggregativo e sociale: festa, concerto o altro. Chi va al lavoro potrebbe comunque indossare un segno distintivo, volto al richiamare l’attenzione sul fatto che sì, si sta lavorando, ma si sarebbe potuti benissimo essere altrove.
Alcuni lavoratori autonomi hanno detto che quel giorno loro non lavoreranno ma andranno a esercitare la propria professionalità gratuitamente in luoghi specifici. Per esempio, un senegalese che fa il cuoco a domicilio, ci ha detto di avere già preso accordi col carcere della sua città e il Primo marzo andrà a cucinare gratuitamente per i detenuti.
Poi ci sono altre piccole cose che potrebbero avere un grosso impatto. Abbiamo avuto, per esempio, la disponibilità di alcune case editrici (specializzate nella pubblicazione di autori stranieri che scrivono in italiano) che distribuirebbero gratuitamente parte dei loro libri in alcune città.
La domenica precedente Legambiente organizzerebbe in alcune città italiane un’edizione speciale di Puliamo il mondo, che riunirebbe italiani e stranieri.
C’è stato anche chi ha pensato di organizzare un piccolo corteo di badanti con la loro signora o il loro signore da accudire al seguito.
Nelle realtà più critiche (penso a certe città del sud, dove il livello di integrazione è ancora molto basso e parlare di meticciato può sembrare quasi una beffa), anche visite guidate per scolari e curiosi nei quartieri etnici, alla scoperta dei negozi, o una semplice festa di piazza, potrebbero essere un gran risultato.
Le priorità dei comitati adesso:
1) fare una corretta informazione e cercare di chiarire i punti critici di cui sopra (sciopero/sciopero etnico), allargare la rete di adesioni coinvolgendo più soggetti possibili (migranti, mondo associativo, cattolici, anche partiti: a condizione però che nessuno pretenda di impossessarsi della manifestazione.) Nei limiti delle nostre possibilità, noi del coordinamento nazionale cercheremo di essere presenti.
2) fare promozione e autofinanziamento. Il gruppo di Genova ha prodotto delle bellissime immagini che vi allego e che possono essere utilizzate per fare cartoline da vendere (l’unica condizione è citare gli autori: cioè Luca Romeo a partire dal logo fatto per noi da Giuseppe Cassibba). Sempre Genova sta elaborando un’immagine adatta a eventuali magliette. La cosa migliore sarebbe comunque unire le forze in modo di abbattere i costi. Se tre o quattro comitati sono interessati alle magliette, per esempio, è più pratico fare un ordine solo e poi dividersi la spesa.
3) Fare iniziative culturali: vi allego la scheda di uno spettacolo teatrale elaborato da due persone che fanno parte del nascente comitato di Imola e che potrebbe essere portato in scena nelle varie città a costo ultra contenuto.
4) Avviare una riflessione (come sta facendo il gruppo di Roma) sulle priorità che andrebbero inserite nella piattaforma politica che il nostro movimento deve preparare per il dopo Primo marzo. Mi spiego meglio: noi adesso dobbiamo soprattutto far vedere e capire che siamo tanti e determinati. Una volta che la nostra forza sia stata evidenziata possiamo cominciare ad avanzare richieste specifiche, mirate e concrete per correggere le storture del nostro sistema legislativo. Non dobbiamo puntare a interventi massimalisti ma a richieste precise ed ineludibili. Faccio degli esempi che però non sono in alcun modo vincolanti: pretendere che siano rispettati i tempi previsti dalla legge per la consegna dei permessi di soggiorno o estendere l’articolo 18 (che tutela le vittime della tratta che denunciano i propri sfruttatori) anche a chi è costretto a lavorare in nero:
5) Organizzare, come sta cercando di fare Palermo, delle giornate “con gli immigrati” che precedano la “giornata senza di noi”.
Situazione internazionale. Noi siamo gemellati dall’inizio con la Francia. Adesso siamo in contatto anche con Spagna e Grecia e sembra che qualcosa si stia muovendo anche in Germania e Belgio. Se qualcuno avesse altre notizie in questo senso è pregato di farsi avanti.
Gestione dei comitati: dal momento che l’Italia è grande e i comuni sono tantissimi, stiamo pensando di individuare per ciascuna regione dei referenti d’area, che supervisionino il funzionamento dei singoli comitati. nelle città più grandi (vedi Roma e Milano) può essere opportuno creare delle sezioni distaccate (che rispondono però sempre al comitato cittadino).
Contatti con gli altri comitati: sulla mappa inserita nel nostro blog trovate gli indirizzi email e i gruppi FaceBook dei comitati ufficialmente costituiti. Fateci presente se incontraste degli intoppi nella comunicazione.
In arrivo: sto preparando un elenco completo dei gruppi, con numeri di telefono di riferimento e gruppi in fieri e anche una carta (ispirata a quella francese) che contiene i principi generali a cui attenersi nella conduzione di un gruppo.
Per il momento è tutto. A risentirci presto
Stefania
martedì 19 gennaio 2010
sensibilizzare la comunità straniera sui rischi provocati dal non corretto funzionamento degli impianti..
In collaborazione con vigili del fuoco e polizia municipale
Il mal funzionamento di una stufa per il riscaldamento domestico provocò nel dicembre scorso un incendio in un appartamento di via Rosmini a Bolzano occupato da cittadini stranieri. A fronte di questo episodio risoltosi fortunatamente senza gravi conseguenze per le persone coinvolte, la Consulta Immigrati del Comune di Bolzano attraverso il suo presidente Artan Mullaymeri ha promosso un incontro con i rappresentanti del corpo permanente dei vigili del fuoco e della polizia municipale del capoluogo allo scopo di individuare alcune modalità d'intervento per sensibilizzare la comunità straniera sui rischi provocati dal non corretto funzionamento degli impianti di riscaldamento o l'uso improprio di bombole di gas. Il presidente della Consulta ha così concordato di promuovere adeguata attività di sensibilizzazione in questo senso innanzittutto presso le varie associazioni di cittadini stranieri con materiale informativo già messo a disposizione dai vigili del fuoco. Saranno inoltre organizzati con gli stessi vigili del fuoco e rappresentanti della polizia municipale, alcuni specifici incontri informativi sul tema nei quartieri rivolti in particolare ai cittadini stranieri.
In allegato foto del incontro.
Cordiali saluti
Presidente Consulta Immigrati V/Presidente Consulta Immigrati
Artan Mullaymeri Begum Rukshana
tel. + 39 - 0471 997595
consulta.immigrati@comune.bolzano.it
fax + 39 - 0471 997603
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